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Allenarsi in gruppo

Come di consueto al mercoledì sera c'è allenamento di gruppo; mercoledì scorso è stato particolare; su Torino è scesa la prima neve, il primo freddo intenso. I messaggi su whatsapp per ritardi dovuti al traffico non si risparmiamo ma c'è il gruppo e si deve arrivare. Si arriva alla spicciolata, ci si cambia velocemente, un rapido appello su chi manca e via per il riscaldamento fino allo scalone della facoltà di architettura dove saremo raggiunti da un paio di frequentanti.

Non smette di nevicare anzi si infittisce e i fiocchi cadono copiosi (il Pascoli che c'è in me ogni tanto fa capolino!): iniziamo gli esercizi sugli scalini. Gli scalini abbondantemente bagnati sono scivolosi ma il gruppo "skippa" su quei gradini come non ci fosse
un domani. Diventa anche divertente schizzare acqua a chi ti sta di fianco; rimango appositamente distaccato e guardo il gruppo che sale saltellando e nella testa mi frulla quanto in parte sto scrivendo.
Siamo infreddoliti, nevica, si rischia di scivolare ma si continua e questo è proprio lo spirito del gruppo, insieme non si molla, la fatica sembra minore. Tutti hanno le mani ghiacciate e i guanti fradici e l'esercizio successivo prevede corse prima in piano e poi in salita con la funicella. Nel gruppo tutti fanno fatica ad eseguire correttamente gli esercizi, non sei solo tu un elefante che salta la corda, uno scoordinato saltellatore.

Fossi stato da solo dopo i primi due scalini sarei tornato indietro ma c'è il gruppo capitanato dal coach che per l'occasione si è presentato con i roller e con tanto di mazza da hockey e pallina.
Il coach senza filtri, non ci sono maschere, non esistono le mezze tinte; ci si allena tutti duramente cercando di divertirsi; non esistono esercizi differenti o trattamenti differenti, non importa se sei nuovo, sei vecchio, sei maschio, sei femmina qualunque cosa tu sia.
Qualcuno si riprende dall'infortunio scorrazzando in mtb e facendo ripetute in salita.
Siamo tutti li perché ci piace correre, ci piace l'allenamento; il gruppo è democratico, non ha una struttura piramidale è aperto a tutti. Non è un branco, o meglio lo è ma le bestie sono di razze differenti, non c'è un capobranco e i nuovi arrivati sono sempre ben accetti e accolti.

Non bisogna immaginare il gruppo un'elite o peggio ancora un gruppo di fanatici. Nel gruppo siamo tutti uguali, tutti allo stesso livello dai top fino al principiante, al nuovo arrivato che timidamente (solo per i primi 5 minuti) si inserisce. Dopo il primo allenamento è come se ci conoscessimo da sempre; il sudore e la fatica sono degli ottimi collanti. Nel gruppo è come se passasse "a livella"; tutti rigorosamente sullo stesso piano e ognuno ha qualcosa da imparare da qualcun altro. Ognuno trasferisce, trasmette esperienze, conoscenze, competenze e alla fine, perché no, ci si racconta, tra un gradino e l'altro, tra una ripetuta, uno sputo, un fiatone, anche della
propria vita privata.
Proprio così!!! Gli appartenenti al gruppo hanno una vita privata con tutti i pro e i contro che la quotidianità ti presenta e quale migliore occasione confrontarsi con persone con la tua stessa passione, i tuoi stessi interessi. Anche questo diventa uno stimolo ad allenarsi in gruppo. E anche in questo caso il sudore e la fatica fanno da addensante.
Nel gruppo l'obiettivo di uno diventa l'obiettivo di tutti e spesso l'obiettivo dei più è comune a molti; un giro di parole per esprimere che raggiungere un obiettivo personale o di gruppo diventa più leggero, e come se il carico fosse suddiviso.
Nel gruppo ci sarà sempre qualcuno che andrà più forte di te ma sicuramente ci sarà qualcuno che andrà più piano e in entrambi i casi ne trarremo giovamento come spinta motivazionale verso chi sta davanti e come spinta emozionale per chi sta dietro.

Negli anni mi sono dovuto ricredere, proprio io che avevo scritto e pubblicato articoli sulla SOLITUDINE DEL RUNNER.
Andavo elogiando il correre in solitudine con i miei pensieri e partivo già da casa con qualche problema da affrontare nella mia testa. Sono un runner da lunghe distanze e ho passato decine e centinaia di ore correndo in solitaria in mezzo a qualche bricco e tornavo a casa soddisfatto; con qualche soluzione, con qualche idea (mia moglie tremava e trema tutte le volte!).
Adesso succede che mi alleno con il gruppo e ragiono a voce alta; adesso succede che continuo a correre lunghe distanze e continuo ad allenarmi su per i bricchi ma prima mando un messaggio al gruppo per trovare qualcuno che mi accompagni. Nel gruppo c'è sempre qualcuno disposto "a sacrificarsi"; nelle viscere del gruppo salterà fuori un allenamento condiviso.

Antropologicamente curioso come nel gruppo si creano dei micro-gruppi come se fossero dei sotto-insiemi; il sudore e la fatica affinano e selezionano ancora più a fondo. Quando si corre in gruppo lo si fa con orgoglio e chi incrociando qualche runner non ha pensato: "Hey! Hai visto quanti siamo?", ne sono sicuro il senso di appartenenza è un sentimento (così lo definirei) che viene fuori di pancia e comunque nasce dal cuore. Quando il gruppo è sparpagliato, ad esempio in griglia di partenza, ci si cerca con gli occhi, ma il gruppo è aperto, il gruppo avvolge chi gli sta attorno. Il gruppo è tentacolare e fa venir voglia di buttarcisi dentro.

Ma l'orgoglio vien fuori anche quando c'è un bel risultato di qualcuno del gruppo perché "ci alleniamo insieme"; abbiamo assistito ai progressi e siamo in qualche modo "complici" di quel risultato.
Ahimè! Anche quando i risultati sperati non arrivano il gruppo è solidale e parte il succitato spirito e orgoglio di gruppo; il tamtam rimbalza su whatsapp, decine i messaggi e le telefonate consolatorie. Il gruppo in questi casi è pronto a snocciolare lizze di gare più o meno imminenti dove poter ritentare il risultato.
Ma la massima solidarietà del gruppo viene fuori in caso di infortunio. A parte che un modo di allenarsi lo si trova sempre e proprio e anche col gruppo. Nel gruppo ci sarà, sicuramente, chi ha già subito l'infortunio e potrà consigliarti tempi, modi e metodi per
rimetterti in pista. Il gruppo ha dei riferimenti, li definirei dei protocolli, saldamente testati per ogni tipo di "guasto da runner".

Verrebbe da chiedere se ci sono solo vantaggi a stare nel gruppo, sicuramente ci sono anche dei contro come in ogni comunità che si rispetti.
Qualche screzio, qualche incomprensione, qualcuno sotto pressione, qualcuno che fa il gadano ma un po' di fatica e un po' di sudore e tutto si aggiusta!

Come chiosa finale riporto l'illuminante definizione di gruppo: in sociologia e psicologia sociale si definisce gruppo un insieme di persone che interagiscono le une con le altre, in modo ordinato, sulla base di aspettative condivise riguardanti il rispettivo comportamento. È un insieme di persone i cui status e i cui ruoli sono interrelati.
Gli esseri umani sono portati a cooperare, competere, analizzare, produrre idee, progettare e decidere in gruppo, i gruppi sono una parte vitale della struttura sociale. I gruppi si formano e si trasformano costantemente; non è necessario che siano
autodefiniti e spesso sono definiti dall'esterno.

Ho menzionato ben 42 volte la parola gruppo sarà una fatalità?

maurizio garassino, 30 dicembre 2018

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