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Riflessioni casuali di un post allenamento muy faticoso

"Che cos'è l'amor?", mi chiedete (e perché a me poi?) ma non importa, poiché a questa banale domanda una risposta la trovo facilmente: è quando nei film quel ragazzo e quella ragazza, discretamente boni entrambi, si trovano per caso nel Rink del Rockefeller Center a pattinare, due tre quindici giorni prima di Natale, e lei cade, oh, è così adorabilmente goffa!, e lui la rialza, perché lui non è solo muscoli e seduzione ma anche solidarietà, e poi si guardano negli occhi e l'amore permea i loro cuori. Loro lo sanno. Noi no, perché non abbiamo alcun Rockefeller center, qua, nel resto del mondo.

Ma, se invece mi chiedeste, "cos'è la corsa?", beh, amico/a mio/a, a questa tua domando/a non saprei dare una risposta univoca. La corsa è merda - mi suggerisce subito il mio subconscio, e io non ti censurerò, nient'affatto, anzi, lo scrivo e salvo subito questo mio file! La merda è... vabbè, lo sapete cos'è, l'avrete già vista, ma non è necessariamente male, anzi. La merda concima i campi, ci dà da mangiare, fa nascere i fior (e ci mangiamo pure quelli!) Questo preambolo per dirvi, caro lettore, che la corsa racchiude un insieme di cose molto eterogeneo, che al fine di non categorizzare distinguerò in cose apparentemente belle e cose apparentemente meno belle, più due o tre cose apparentemente brutte che poi alla fine scopri che erano belle anche quelle (ma lo scopri dopo, eh).

Allora ricominciamo e proviamo a fare ordine nei miei pensieri (ah, ah, impossibile! - direte voi. Ci avete ragione! - ribatto io, con sicumera e fiera postura).

La corsa è quella cosa che, prima di iniziare a praticare, è totalmente estranea al tuo modo di essere e al tuo stile di vita. A maggior ragione se uno non ha mai praticato sport in maniera continuativa. Mi alzo dal divano, faccio 500 metri e ho il fiatone, sudo e chissà cosa stanno facendo su YouTube ora! È la fase peggiore. Ma se decidi comunque, contro ogni senso e logica di andare avanti scopri che: il fiatone è gestibile anche se fai 500 metri in più e arrivi a 1 chilometro, se sudi puoi sempre lavarti dopo (in generale non è mai una brutta idea farlo), e i video su YouTube li puoi anche vedere dopo, quando vuoi tu (grazie @GeekyWorld97 per il suggerimento!).

Ora vi dirò un segreto. Quel ragazzo, totalmente avulso allo sport, fino a non molto tempo fa ero io! Sì, proprio colui che scrive! Ci credereste? Avete tutti visto le mie foto in cui appaio sportivo e il vostro shock è comprensibile. Vi lascio qualche tempo per riprendervi [...]

Azz, già fatto? Beh, okay allora :|

Comunque, riprendo di gran lena anche perché che mi si stanno scuocendo i fusilli. Passai una prima parte dell'anno 2020 in isolamento, tra smart working, pasti irregolari, fidanzata lontana, ansie, senso di oppressione, capogiri da cervicale, termostati malfunzionanti, senza poter ma soprattutto voler praticare alcuno sport. Poi arrivò la primavera, si entrò nel post lockdown e finalmente, giunti ad inizio Maggio, come tanta, tantissima altra gente, mi dissi: "Sì! Ho voglia di libertà, di prati, di zanzare che mordono le caviglie, di gelato!" Per soddisfare tutte e quattro queste voglie andai a correre in un parco dirimpetto ad una gelateria. Come direbbe il narratore, fu lì che qualcosa scattò. Sarà stato il calore dei raggi del sole sul mio viso, l'odore dell'erba appena tagliata, il senso di sentire la mia anima spaziare dalla terra alle nuvole fino alle montagne e poi di nuovo qui, all'infinito, e la stracciatella, ragazzi, che buona dopo che non la mangi per gior.. ahem, mesi! Fu così che finalmente mi dissi: correre è una merda, è illogico, è una fatica, ma quest'anno lo farò. Senza se e senza ma. Voglio vedere cosa c'è al di là del ponte. Voglio vedere la pentola da cui nasce l'arcobaleno. Voglio aprire il forziere nascosto nella sala del tesoro dell'Eldorado. Voglio mangiare gelato più volte a settimana con una scusa per farlo.

Così, in un bel giorno di Maggio come spesso accade, tutto ebbe inizio.

Mandiamo avanti fino a oggi, un cinque mesi e mezzo dopo. Saltiamo le parti dove sono in bagno, che non aggiungono nulla al racconto. Ecco, riprendi da qui, da dove prendo il telefono in mano. Apro Strava, che mi dice che, al netto di qualche batteria scarica e GPS dal fix lento, da allora ad oggi ho corso quasi 350 chilometri, distribuiti in oltre 40 uscite. Spesso col sole ma ogni tanto con la pioggia. Spesso con la luce ma ogni tanto col buio. Spesso in salita ma forse un po' più spesso in discesa (troppo divertente!). Spesso con qualche acciacco e un senso iniziale di "ma chi me lo fa fare!", cose che spariscono entrambe a fine allenamento. Spesso, infine, con i sapienti suggerimenti, la pazienza e l'amore(?!) del mio coach, che per tutelare la sua privacy e la sua immagine (peraltro già intaccata) di inguaribile eterosessuale chiamerò Luca U., no, questo è troppo ovvio, diciamo L. Utzeri, ogni tanto con la divertente, motivante e sempre priva di secondi fini sessuali compagnia di tanti altri amici, accomunati dalla passione comune per lo sport e per il farsi la doccia insieme a valle dello stesso.

Com'è andata in questi mesi? Ho avuto allenamenti che mi hanno fatto sorridere per tutto il tempo, manco avessi sconfinato nella valle dei Teletubbies e ne avessi assunto le medesime droghe, altri in cui ho vomitato più polmoni di quanto pensassi di averne. Corse che pensavo dover essere difficili che portavo alla fine divertendomi e pensando che, in fondo, avrei potuto anche andare avanti un po' di più ed altre in cui mi sono sentito fuori forma, imballato, accaldato e incapace di gestire il mio ritmo (vero, allenamento di ieri?)

Eppure, anche in quei momenti dove tutto il mio corpo e la mia mente mi urlavano di accettare la gratificazione temporanea di fermare il mio sforzo qui e subito, non penso di essermi mai fermato. Rallentato, sì, 'avoja!, ma mai fermato. Anche se è illogico. Anche se è una merda. Perché sono proprio quelli i momenti in cui imparo qualcosa, sono quelli i momenti in cui miglioro. E allora vi confesso che non sono arrivato a vedere la pentola magica da cui nasce l'arcobaleno o la valle incantata, ma ho scoperto tante cose dalla diversa apparenza, non tutte immediatamente apprezzabili. Ho scoperto che ciò che apparentemente non è bello di questa cosa chiamata corsa sono tutte le cose che più in là ti serviranno, perché sono difficili, perché sono lezioni, perché imparare è più importante di vincere, perché il viaggio è più importante del traguardo. Ma qua mi fermo, ché stiamo già andando oltre l'aspetto legato alla corsa (no, la verità è che mi sono scotti i fusilli, ma suonava meno aulico).

E allora, giunto in conclusione di questo mio scritto, dopo averne tanto parlato, permettetemi di rivolgermi direttamente a lei: cara corsa, ti voglio bene e un giorno magari ti inviterò a pattinare con me al Rink del Rockefeller Center di New York. Io - oh, così adorabilmente goffo! - cadrò, una, due, tante volte. Ma va bene, tu ogni volta mi rialzerai.

Fabio Tatti, 20 ottobre 2020

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Cuore.
Luca Utzeri, 20 ottobre 2020

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