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L'inizio di qualcosa di nuovo

Finalmente l'acido lattico ha lasciato le mie gambe, dopo 3 giorni trascorsi dalla 20km del Monterosa Walser Trail. La mia prima corsa portata a termine. La prima volta dopo 7 anni che mi rimetto in gioco in una competizione sportiva, dopo che avevo deciso che lo sport non faceva per me, trascorsi 12 anni a praticare tennis e karate, tra gioie ma soprattutto dolori, sudore, fatica, disperazione, sconforto, sacrifici e solitudine. Ero molto giovane ed ogni gara e torneo erano vissuti con tonnellate di ansia e aspettativa, la tensione traspirava dalla pelle, letteralmente puzzavo di tensione. Tutte cose che difficilmente ti vengono dette (soprattutto quando sei giovane) o comunque non sempre si vedono, e quando ti scontri con esse molte volte il primo pensiero è "ma chi cazzo me lo fa ffare?". Uno si prepara immolandosi al dio della fatica per cosa? per 5/10 minuti di gloria? per un pezzo di ferraglia da mettere sul collo o un grosso bicchiere che finirà a prendere polvere in un angolo oppure riciclato come portaoggetti? Bhè, con il senno di poi ci vuole poco a capire che con una mentalità del genere non andavo da nessuna parte.
Sicuramente 7 anni di inattività mi sono serviti per farmi un bel esame di coscienza e crescere un po', ma la svolta arriva il giorno in cui ad una cena organizzata da Erika, una ragazza diventata amica per caso, vengo a conoscere Luca e Pippo, ancora più per caso. "Ti piacerebbe venire con noi al Walser Trail? Corriamo la 20km." C'è un mese per prepararsi, perchè no? e così per il mese successivo non faccio assolutamente nulla, a parte una decina di km spalmati su più di 30 giorni, e con piacere, negli scambi di messaggi con Luca scopro che lui non è da meno e quindi ci ridiamo sopra e ci carichiamo a vicenda in modi da far invidia ad un mentalista. La sera prima ci ingozziamo di carne e birra e andiamo a letto tardi. Risultato: concludiamo la gara impiegando 2 ore invece che 3 o 4 come avevamo previsto. Risultato assurdo considerando il tutto, e soprattutto la domanda che mi nasce è "cosa c'era di diverso rispetto agli anni passati?" Penso che la risposta sia "la Ragione". Il motivo per cui si fa ciò che si fa. La mia ragione l'ho trovata nell'amicizia. L'idea di andare a quella gara per conoscere queste nuove persone incontrate per caso, divertirmi, confrontarmi, vivere quell'esperienza con loro, a discapito di qualunque cosa potesse capitare. La fatica è passata in secondo piano, così come la mancanza di allenamento oppure l'ansia o la tensione. Nell'amicizia ho trovato la forza per andare oltre i miei limiti.
Sicuramente la mia Ragione non può valere per tutti, ma questa esperienza vissuta sulla pelle mi ha insegnato quanto essa sia importante; a questo punto penso che tutti dovrebbero scoprire la propria e viverla appieno, farsi guidare da essa, trarre forza da essa.
In questa gara ho vinto tantissimo: un sacco di amici, un borsone di risate e una valigia di divertimento.
Di cuore
Grazie Luca
Grazie Pippo
Grazie Fabio
Grazie Sonia
Grazie Manuela
Grazie Valentina
e in fondo grazie anche ad Erika
Dmitry Slovogorodsky, 30 luglio 2019

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