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Correre in compagnia... dell'infortunio

Chi pratica la corsa è abituato, quasi affezionato, ai dolorini sparsi ovunque.
Ormai non si fa più caso, come arrivano se ne vanno, quasi sempre sostituiti da qualcos'altro.
Quando il dolore si fa più acuto, si stabilizza, si posiziona e si assesta il nostro cruscotto inizia a lampeggiare.
E' vero che il runner acquisisce e sviluppa una resilienza che gli permette di affrontare il dolore, l'acciacco.
Proprio per definizione la resilienza è la capacità dell'individuo di affrontare e superare un evento traumatico e, aggiungo una personale definizione, con grande cocciutaggine e cecità non curandosi delle conseguenze ma guardando solo all'obbiettivo che banalmente potrebbe solo essere la corsa fine a se stessa.
Ho provato sulla mia pelle, anzi sul mio piede, un paio di anni fa partecipando alla CCC (gara del circuito UTMB 103 km 6000D+) al 35esimo in discesa prendo una brutta storta avvertita anche a livello uditivo; mancavano ancora tanti km ma ho continuato a correre e l'ho finita impiegandoci qualche ora in più.
La "strategia" è stata non togliersi la scarpa (che non si sarebbe più infilata) tenere il tutto ben serrato e poi giù di resilienza. Ma questa è la resilienza che si trasforma in incoscienza perché non vi sto a spiegare le conseguenze e il coro del coach, medico sportivo e fisioterapista.
Non si tratta di gesti eroici o quant'altro, col senno di poi mi sono rivisto come un assuefatto, che a qualunque costo deve raggiungere l'obiettivo e ovviamente un obiettivo sportivo. Nel mio caso questi atteggiamenti si sviluppano solo e soltanto nella corsa!
Ma tornando ai nostri dolorini quando si assestano e persistono ormai sono passati già qualche giorno e magari qualche settimana e non abbiamo mai smesso di caricare.
Siamo ancora nella fase del provo a cambiare scarpe perché "son scariche", drop alto / basso e si continua facilmente scompensando qualche altra parte del corpo.
La tecnologia con le tracce, seppur indicative, indicano il bilanciamento tra il piede destro e sinistro e dunque rilevano una zoppia, uno sbilanciamento ma non aiutano a desistere dal correre.
Ma ormai ci siamo trattasi di infortunio e la consapevolezza fa fatica ad emergere ma già i primi pensieri fanno capolino: "ma mi allenavo cosi' bene, ma perché proprio a me, adesso come faccio a seguire il programma, ma per quanto tempo dovrò trascinarmi, QUANTO DOVRO' STARE FERMO".
E poi subentra il coach che diventa sarto che cuce allenamenti e psicologo, consapevole che l'atleta, il runner, la persona abituata ad allenarsi fatica a essere stoppata.
In genere si pedala, si nuota, ma nulla soddisfa il runner infortunato e sfortunatlo che correrebbe anche su una gamba sola.
Gira e rigira gli spauracchi sono sempre i soliti: fasciti, pubalgie, bandelette, tendine d'achille e tendiniti varie e muscoletti vedi il famigerato piriforme.
Proseguiamo con l'iter utilizzando rimedi della nonna e unguenti prodigiosi ma non abbiamo ancora ceduto e si prosegue a fatica e controvoglia, la cosa si fa più seria con il passare dei giorni e si inizia con l'assunzione di antinfiammatori, dapprima quelli piu blandi magari naturali, poi medicinali poi insieme e poi....
Entrano in gioco gli specialisti osteopati e fisioterapisti con manovre, tecar e ultrasuoni e almeno una ECO toccherà farla per andare a colpire in maniera puntuale.
Si cerca sempre uno specialista che ti capisca, magari un runner, uno che ti dica ma continui pure ad allenarsi!
Cambi le intensità ma non si fermi, poi quando è bello caldo e dolorante fissiamo un appuntamento cosi lo becchiamo sul fatto!
Eppoi non facciamo mai stretching, colpa di tutti gli infortuni, almeno così sembra, i più disciplinati lo streching lo fanno nel tempo impiegato dall'ascensore ad arrivare al proprio piano.
Non sembra possibile che l'infortunio sia arrivato per la corsa, non te ne fai una ragione e vai facendo lo screening delle ultime uscite, vedi e rivedi i programmi.
Il problema potrebbe essere un sovraccarico che dura da settimane?
Uscite forzate anche se acciaccati?
Misteri della corsa...
Ormai sei nel vortice dell'infortunio, come già scrivevo in un articolo precedente, se sei parte di un gruppo sicuramente a qualcuno è già capitato e dispensa consigli e nomi di professionisti specializzati per quel specifico problema.
Subentra il vero infortunio quello psicologico, e più si ha un obbiettivo vicino e sfidante e più si diventa di cristallo.
Intorno a te in quei momenti tutti corrono, tutti vanno veloce, anche chi non ha mai messo un paio di scarpe da corsa inizia a correre.
Le loro tracce di corsa ti si palesano da tutte le parti STRAVA, CONNECT, FACEBOOK, tutti che corrono e tu a leccarti le ferite.
E intanto si saltano allenamenti che ovviamente si pensa siano fondamentali indispensabili e che si sicuramente andranno ad inficiare la Prestazione.
Il dolore quasi sempre nel corso dell'infortunio aumenta e si sposta e cosi aumenta lo sconforto e passano le settimane, almeno tre; l'obiettivo inesorabile si avvicina.
L'obiettivo peggiore resta lei la regina di tutte le gare LA MARATONA.
Tu hai a disposizione un tot di settimane in cui costruisci il passo da tenere, poi ci sono gli imprescindibili lunghi: chi fa solo 30, 32, 34, 36, chi fa prima una maratona, chi è insicuro li supera anche, fanculo il recupero! Devo avere la sicurezza di finirla.
Pensate se a noi runner dicessero che il recupero dovrebbe durare, come numero di settimane, tanto quanto quelle per prepararla.
L'infortunio ti porta alle ultime settimane, agli ultimi giorni prima della gara a correre come un robocop con tape fosforescenti (tanto per essere anonimo), bendaggi, tutori, imbottito di antinffiamatori.
Una cosa positiva che se non si raggiunge l'obiettivo abbiamo pronta la scusante dell'infortunio.
Tra l'altro dal cambio delle scarpe, agli unguenti, alle medicine, ai trattamenti durante e post, ad eventuali rinunce l'infortunio ha un suo prezzo.
L'infortunio non fa sconti, l'infortunio è doloroso ma come arriva se ne va lentamente e ogni tanto bussa e ti ricorda che lui c'è stato!
Ci dimentichiamo che per correre dobbiamo fare anche della prevenzione agli infortuni, del pre-atletismo per usare termini aulici, tecniche di corsa, rafforzamento muscolare specie nei mesi invernali.
Gli infortuni potrebbero ridursi al minimo ma comunque qualcuno si paleserà anche solo per ricordarci che non ci piace stare fermi!
Oltre le gambe c'è di più! Ci sono gli infortuni!

runnerpillar.com, 24 marzo 2019

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Grazie STEFY!
Tranquilla e' statisticamente provato che una volta ritornata in pista tutto il fieno in cascina ritorna !!!! A presto
Garax
maurizio garassino, 27 marzo 2019

Accipicchia!! In parte hai descritto ciò che, attualmente, sto provando!! Da quasi 4 settimane sono ferma e davvero questo tuo articolo calza a pennello!! Manca la parte del post infortunio ovvero come e in che tempi tornerò a 4 settimane fa???? ?? bravo!! Articolo molto suggestivo è ahimè reale
Stefania Sabena, 24 marzo 2019

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