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IL MOTIVATOR ED IL FRATELLO CATTIVO (DEMOTIVATOR) DA SCACCIARE

Iniziai a correre come cura dello stress dopo gli anni dell'università e dopo la nascita dei miei figli scoprendo pian piano il mondo delle gare dopo varie partecipazioni negli anni precedenti alle varie StraTorino e Giro della Collina come un semplice jogger.
In quegli anni guardavo gli agonisti come dei marziani, iniziai a capire che non esistevano solo quelle gare ma ogni domenica ne organizzavano una diversa in un posto diverso.
Provai con un pò di timore a partecipare a qualcuna di esse e la motivazione nacque da sola dopo che mi resi conto che quel mondo era più umano di ciò che pensassi.
Iniziai a comprare le varie riviste del settore cercando di capire come allenarmi e provai in modo autonomo le varie tabelle.
Quando mi resi conto che miglioravo mi diedi degli obiettivi: la prima 10 km, la prima mezza maratona, fino a giungere alla prima mia prima maratona nel 2008 a Torino preparata seguendo le varie tabelle che trovavo. I risultati che consideravo buoni arrivavano cavalcando l'onda dell'entusiasmo, ne feci altre sempre con buoni risultati. Il motivator era dentro di me e non mi sarei mai sognato in quei tempi di avere un allenatore. Continuando a correre iniziarono i primi acciacchi e le prime visite; scoprii il mondo dei medici sportivi ma il motivator era ancora in me. Mi sentivo gratificato a frequentare quegli ambienti. La migliore prestazione sui 10 km arrivò nel 2010 e iniziai a partecipare a qualche cross dove mi resi conto che l'agonismo era spinto al massimo e stavo testando i miei limiti. Durante queste gare realizzai che la maggior parte avevano una squadra che ritirava i pettorali che ti guidava e io dovevo provvedere autonomamente subendo le lamentele degli organizzatori.
Nel 2012 scoprii la Podistica Torino e nel contempo il motivator continuava a lavorare dentro di me ma ero ormai arrivato a testare i miei limiti e facevo fatica a migliorare.
Una nuova avventura stava per cominciare, una nuova energia motivazionale stava nascendo in me. La sfida stava nel misurarmi in una società organizzata che faceva un campionato sociale: un motivo in più per cercare di dare il massimo!
Arrivai a correre ancora una maratona nel 2013 migliorando il tempo precedente ma nel contempo stavano iniziando a sopraggiungere i problemi fisici più importanti. Non volevo mollare ma nella primavera del 2014 non ce la feci più e dovetti smettere per un periodo. Entrò in campo il fratello cattivo il demotivator! In quell'anno nacque in me ed è stato duro scacciarlo facendo rientrare in campo quello buono. Mesi di fisioterapia prima di trovare il mio miracle man colui che eseguendo le tecniche di manipolazione è stato capace di alleviare il dolore ai tendini e farmi riassaporare il gusto di correre.
Negli anni successivi in cui ormai ebbi chiari i miei limiti entrambi i fratelli erano presenti, quando i risultati arrivavano il motivator tornava a prevalere, quando i risultati non erano soddIsfacenti il demotivator, questa brutta bestia, entrava in me. Scoprii che potevo avere un allenatore che mi spiegava la tecnica e che correre in gruppo rafforzava il motivator ma contemporaneamente il fratello cattivo era sempre lì in agguato. Dovevo migliorare molto il mio stile di corsa per avere maggiore efficienza ed evitare danni e/o traumi. Ottenni nuovi risultati e mi resi conto di poter correre ad un certo livello in un gruppo dopo anni in cui non miglioravo.
Tornai con stupore a correre con soddisfazione e corsi la più bella maratona scacciando in un angolo il fratello cattivo. Ma il bastardo era sempre lì in un angolino pronto a colpirmi.

Al ritorno dalle vacanze una caduta accidentale mi fa fermare per qualche settimana.
Ricomincio ma non mi riconosco, cerco giustificazioni, il demotivator mi assale prende sempre più piede
Mi rifermo e riprendo ma non sono più io, non mi sento più il Giorgio del gruppo, quello dei miglioramenti. Devo ricominciare da zero, fare un bagno di umiltà, cercare nuove motivazioni; chissà se ora una grave perdita possa darmele...occorre scacciare il bastardo per trovare la forza di continuare , per riassaporare il gusto e la gratificazione nel correre , per guardare il Garmin orgiglioso di me stesso. E' una dura sfida ma sono fiducioso di potercela fare !

giorgio magra, 25 gennaio 2019

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